QUALE DESTINO PER IL PAESAGGIO VENETO?

Il disastro ambientale in atto in questo periodo nella regione Veneto ha riaperto il dibattito sulla necessità di cementificare ulteriormente il territorio.

Si assiste ai vari dibattiti sui Piani di Assetto del Territorio presentati recentemente alla cittadinanza che incrementano le volumetrie, ma che non motivano tale necessità. Oramai sono tre o quattro anni che il mercato immobiliare è immobilizzato, con la presenza di una notevole quantità di immobili invenduti che sono diventati delle cattedrali incompiute, prestate come garanzie per finanziamenti che coprivano anche il 100 – 120 % del valore immobiliare e che ora sono di proprietà di gruppi bancari e che arricchiscono solamente le liste degli immobili che vanno nelle aste giudiziarie.

Nel 2009 la Regione veneto ha promulgato la Legge regionale n. 14, cosiddetta “Piano casa” per incentivare il recupero degli edifici esistenti o per poter ampliare gli stessi in barba agli strumenti urbanistici comunali nell’ipotesi di prima casa, e a lasciar decidere al comune per le altre tipologie. Per incentivare ulteriormente gli interventi, è stato consentito di realizzare gli ampliamenti anche con corpi edilizi separati dall’edificio principale.

E’ sufficiente verificare presso gli uffici regionali quanti sono stati gli interventi di recupero del patrimonio edilizio esistente rispetto agli ampliamenti per capire che la L.R. 14/2009 ha di fatto consentito per l’ennesima volta di consumare ulteriore suolo.

Il termine di efficacia della L.R. 14/2009 era di due anni, ma alla scadenza è stata prorogata, con modifiche, dalla L.R. 13/2011. Questa ha allargato ulteriormente il campo di applicazione della precedente normativa consentendo ad esempio interventi su parti di territorio molto delicate come i centri storici e togliendo l’indicazione che l’ampliamento fosse accessorio alla residenza, consentendo quindi di realizzare nuove unità con la residua capacità edificatoria dell’edificio esistente, anche a distanza inferiore rispetto a quelle previste dai Piani Regolatori comunali.

Con questi due interventi legislativi è stato quindi consentito di aprire ulteriori ferite al già delicato territorio veneto.

La Legge regionale urbanistica del Veneto, la n. 11 del 2004, ha apportato molte novità rispetto alla precedente legge urbanistica, la L.R. 61 del 1985 e, prima fra tutte, il calcolo della superficie agricola massima trasformabile in altre destinazioni. Questo nuovo parametro ha comportato la necessità di pesare le nuove trasformazioni urbanistiche centellinando le superfici. Ma gli investimenti in analisi e progettazione dei vari Piani di Assetto del Territorio e dei Piani degli Interventi operati dalle Amministrazioni, con costi che hanno inciso sulle già scarse risorse comunali, sono stati superati dalle citate leggi regionali, definite come leggi economiche e non urbanistiche.

In questo periodo si assiste ad una campagna giornalistica sulla necessità di smettere di cementificare il territorio, dai proclami di voler applicare il modello svizzero, a quelli di voler consolidare i benefici del piano casa in una nuova legge urbanistica. C’è da chiedersi quali sono i benefici, quelli per i costruttori o quelli per il territorio?

La proposta ventilata di comprare cubatura non realizzata per spostarle in luoghi diversi fa propendere i cosiddetti benefici verso i costruttori. E’ forse un caso che al tavolo tecnico che è stato formato dai rappresentanti dell’urbanistica regionale, dai rappresentanti dei costruttori dei professionisti e di un noto studio legale, manchi chi poi deve applicare tale nuova normativa e che ha già subìto quanto imposto dalla Regione, ovvero dai rappresentanti dei Comuni?

Se non basta la normativa sul piano casa a stravolgere il dimensionamento che la regione stessa pretende dai piani urbanistici dei comuni, ci pensano ulteriori leggi regionali ad aggiungere un ulteriore potenziale consumo di suolo.

La Legge regionale n. 50 del 2012 “Politiche di sviluppo del sistema commerciale nella regione del Veneto” che serve a prevedere ulteriori aree commerciali in una regione con la più alta densità di centri commerciali e superfici commerciali in italia.

La Legge regionale n. 55 del 2012 che consente di:

· ampliare fino al 50% l’edificio produttivo ubicato anche in zona impropria, senza costituire variante al piano regolatore;

· ampliare fino all’80% o 1500 mq l’edificio produttivo in deroga dal piano regolatore. Tale deroga finora veniva concessa esclusivamente per pubblica utilità;

La seconda, più recente, ha operato una modifica alla citata legge urbanistica regionale che ha allargato le possibilità edificatorie della già criticata ed abrogata legge regionale n. 24 del 1985 “tutela ed edificabilità delle zone agricole”.

La Legge regionale n. 3 del 2013 ha sostituito il comma 5 dell’art. 44 della L.R. 11/2004, prevedendo che qualsiasi edificio da destinarsi a casa di abitazione può essere ampliato fino a 800 metri cubi, cambiando quello che finora poteva essere solamente prerogativa dell’imprenditore agricolo con un apposito piano aziendale.

La proposta di Legge regionale sul Piano casa che, se serviva, amplia ulteriormente le possibilità edificatorie.

Nella sostanza anche questi interventi consentono di poter consumare ulteriormente il paesaggio veneto, ma allora cosa si può fare degli immobili attualmente inutilizzati se si continua a permettere di cementare il territorio.

Dalla lettura degli articoli stampati sui giornali sembra che si vada verso la fine della cementificazione, ma da una lettura dei recenti provvedimenti regionali la direzione sembra opposta. Sarebbe necessario che gli Amministratori regionali facciano veramente chiarezza su cosa hanno intensione di fare, proteggere il territorio, come chiesto dalla popolazione, oppure se continuare con la cementificazione chiesta dalle lobby presenti al tavolo tecnico.

(fonte: oggitreviso.it)