Prima casa non pignorabile. Ma si rischia la stretta sui mutui.

Tutelati anche capannoni e botteghe. Banche in allarme.

STOP all’esproprio della prima casa. Equitalia non potrà più togliere l’abitazione principale ai contribuenti che non saldano i propri debiti con il fisco. Il pignoramento sarà possibile solo se la prima casa è un bene di pregio (salvi gli appartamenti «signorili», non quelli di «lusso», le ville, i castelli) e se il soggetto in questione ha altre proprietà. Per la seconda casa l’esproprio sarà possibile se il debito non saldato supera i 120 mila euro (la soglia precedente era di 20 mila). Inoltre, si potrà procedere solo se saranno passati sei mesi dall’iscrizione dell’ipoteca. ‘Graziati’ anche capannoni, macchinari, botteghe, che saranno pignorabili solo per un quinto. Novità anche per chi ha deciso di pagare a rate i propri debiti: si esce dal piano di dilazione dopo aver saltato 8 versamenti e non più 2 come previsto finora, mentre le rate si allungano da 72 a 120. E per dare una chance in più all’imprenditore, il governo ha deciso che la vendita del bene potrà avvenire non prima di 300 giorni dal suo pignoramento.
A dare un volto meno arcigno a Equitalia, è il decreto del «fare» varato ieri dal consiglio dei ministri, che ha seguito le indicazioni votate all’unanimità dalla commissione finanze della Camera. Felicissimo il presidente Daniele Capezzone che parla di «svolta storica per il contribuente» e sottolinea come l’agente della riscossione dovrà anche rinunciare all’aggio (in alcuni casi arrivava al 9%) accontentandosi del rimborso dei costi fissi. Per capire l’entità del fenomeno va ricordato che nel 2010 Equitalia ha pignorato 37 mila case, 44 mila nel 2011. Un trend che è continuato a crescere.
È però realistico attendersi un’ulteriore stretta sui mutui. Nel momento in cui la banca che concede prestiti a chi compra casa perde di fatto l’unica garanzia che ha (cioè il valore di realizzo), tenderà inevitabilmente a stringere ulteriormente i cordoni già abbondantemente serrati.

ALL’ABI fanno informalmente notare che gli istituti di credito prestano soldi dei risparmiatori i quali devono avere la garanzia che quei soldi possano rientrare. Una politica sempre seguita dai nostri istituti, tanto che l’Italia non ha sperimentato le pericolose bolle immobiliari di Spagna e Stati Uniti. Il problema, però, è che ormai l’accesso al mutuo sta diventando difficilissimo. Lo scorso anno il numero di compravendite immobiliari sembra essere tornato indietro di quasi trent’anni. Uno studio di Bankitalia spiega che tra il 2008 e il 2011 il numero di mutui concessi è diminuito di oltre il 20 per cento rispetto al quadriennio precedente e l’Agenzia dell’Entrate ha valutato che il crollo di capitali erogati per mutui con iscrizione ipotecaria è stato del 43%.

TORNANDO al tema degli espropri (che appunto non riguarderà più chi possiede solo un immobile e ci abita) il meccanismo attualmente funziona così: successivamente all’ipoteca, se il debitore continua a non pagare il dovuto, l’agente della riscossione procede al pignoramento, che poi è l’atto esecutivo con cui ha inizio la procedura di vendita all’asta. Il debitore ha facoltà di procedere alla vendita del bene pignorato o ipotecato con il consenso dell’agente alla riscossione, al quale viene interamente versato il corrispettivo della vendita fino a copertura del debito.

(fonte: quotidiano.net)